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Sabato, 01 Dicembre 2018 22:09

Cassazione: illegittimo l’avviso di liquidazione per imposta di registro che indica solo data e numero del provvedimento civile ma omette di allegarlo all’avviso. Accolto il ricorso per cassazione.

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MassimaL'avviso di liquidazione per imposta di registro, che indichi soltanto la data e il numero del provvedimento civile oggetto della registrazione, senza allegarlo, è illegittimo, per difetto di sufficienza della motivazione”.

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Corte di Cassazione - Sezione/Collegio 6

Ordinanza del 16/11/2018 n. 29491 -

Rilevato:

che la Banca XXX s.p.a. propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Liguria che aveva respinto il suo appello contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Genova.

Quest'ultima, a sua volta, aveva respinto l'impugnazione della contribuente avverso un avviso di liquidazione per imposta di registro, per l'anno 2011;

Considerato:

- che il ricorso è affidato a due motivi;

- che, con il primo motivo, la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 7 comma 1° L. n. 212/2000321 septies e 21 octies L. n. 241/1990 e 54 DPR n. 131/1986, ai sensi dell'art. 360 n. 3 c.p.c.: la CTR avrebbe ritenuto l'avviso di liquidazione sufficientemente motivato, ancorché privo dell'allegazione del provvedimento tassato o di altra indicazione utile per comprendere la liquidazione operata; che, con il secondo motivo, la B XXX deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 22 e 43 DPR n. 131/1986, nonché degli artt. 19361941 e 1944 c.c., in relazione all'art. 360 n. 3 c.p.c: l'Ufficio avrebbe considerato come base imponibile l'intero ammontare per la fideiussione prestata, invece che la somma fatta valere in giudizio;

- che l'Agenzia ha resistito con controricorso; che il primo motivo è fondato;

- che, infatti, in tema di imposta di registro, l'avviso di liquidazione emesso ex art. 54, comma 5, del d.P.R. n. 131 del 1986 che indichi soltanto la data e il numero del provvedimento civile oggetto della registrazione, senza allegarlo, è illegittimo, per difetto di motivazione, in quanto l'obbligo di allegazione, previsto dall'art. 7 della L. n. 212 del 2000, mira a garantire al contribuente il pieno ed immediato esercizio delle sue facoltà difensive, laddove, in mancanza, egli sarebbe costretto ad una attività di ricerca, che comprimerebbe illegittimamente il termine a sua disposizione per impugnare (Sez. 6-5, n. 29402 del 07/12/2017; Sez. 6-5, n. 12468 17/06/2015);

- che, nella specie, è la stessa controricorrente ad ammettere che l'avviso di liquidazione "reca gli estremi del decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Genova" e nessun altro elemento idoneo a rendere immediatamente ostensibile il provvedimento presupposto;

- che il secondo motivo resta assorbito;

- che la sentenza impugnata va dunque cassata;

- che non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, ai sensi dell'art. 384 c.p.c., la causa può essere decisa nel merito, con l'accoglimento del ricorso introduttivo;

- che le spese del giudizio di merito devono essere interamente compensate fra le parti, mentre quelle di cassazione vanno liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo.

Compensa le spese del giudizio di merito e condanna l'Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida, a favore della ricorrente, in euro 1.000, oltre spese forfettarie in misura del 15%.

Così deciso in Roma il 25 ottobre 2018

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- Difesa dei precedenti soci di società ormai estinte ritenuti responsabili dei debiti fiscali;  

- Difesa in caso di applicazione della presunzione di cui all'art. 12, comma 2 del D.L. n. 78/2009, convertito dalla L. n. 102/2009, nonché degli obblighi di dichiarazione nel quadro RW (monitoraggio fiscale); 

- Difesa in caso di contestazioni (ad esempio esterovestizione, stabile organizzazione occulta, utilizzo di servizi da parte di società estere o “profit shifting”) avanzate nei confronti di imprese operanti digitalmente (come, a titolo esemplificativo, operatori commerciali nell'ambito della distribuzione via webapp o social network, intermediari nel food delivery o altri servizi, influencer ed in generale chi opera online / digitalmente);

- condanna dell’Agenzia delle Entrate al rimborso del costo sostenuto per fideiussioni che il contribuente ha dovuto richiedere per ottenere la sospensione, rateizzazione o il rimborso di tributi.

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