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Mercoledì, 06 Febbraio 2019 14:24

Se l’Agenzia delle Entrate non prova l’avvenuta notifica dell’invito non riscontrato, l’avviso con metodo induttivo, che ne è seguito, è nullo. Accolto ricorso. Atto annullato.

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Estratto: “contesta i presupposti dell'accertamento induttivo, poiché non sarebbe arrivata la richiesta di rendere chiarimenti ed esibire documenti, la cui mancata ottemperanza ha fatto scaturire l'accertamento de quo. Il motivo è fondato ed assorbente, perché dagli atti emerge non esservi proprio certezza (né motivazione) sulla consegna della richiesta di esibizione e/o invito al contraddittorio”.

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Alcuni successi professionali di DLP Studio Tributario dell’ultimo biennio:

Sentenza n. 875/2017 della CTR della Lombardia, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 15.119,37 euroin esito al processo il nostro cliente doveva pagare 0 (zero).

Sentenza n. 490/2017 della CTR della Lombardia, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 12.846,00 euro; in esito al processo il nostro cliente doveva pagare 0 (zero).

Sentenza n. 855/2017 della CTR della Lombardia, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 605.009,00 euroin esito al processo il nostro cliente doveva pagare 0 (zero).

Sentenza n. 943/2017 della CTR della Lombardia, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 922.077,96 euro; in esito al processo il nostro cliente doveva pagare 0 (zero).

Sentenza n. 230/2017 della CTP di Vicenza, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 1.068.789,70 euro; in esito al processo il nostro cliente doveva pagare 0 (zero).

Sentenza n. 2452/2017 della CTR della Lombardia, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 397.925,54 euro; in esito al processo il nostro cliente doveva pagare 0 (zero).

Sentenza n. 3487/2017 della CTR della Lombardia, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 922.077,96 euro; in esito al processo il nostro cliente doveva pagare 0 (zero).

Sentenza n. 204/2017 della CTP di Pavia, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 1.647.081,62 euro; in esito al processo il nostro cliente doveva pagare circa 50.000,00 Euro.

Sentenza n. 750/2017 della CTR della Lombardia, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 39.844,99 euro; in esito al processo il nostro cliente doveva pagare 0 (zero).

Sentenza n. 2094/2017 della CTR della Lombardia - Sez. dist. Brescia; l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 36.462,88 euro; in esito al processo il nostro cliente doveva pagare 0 (zero).

Sentenza n. 6201/2017 della CTP di Milano, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 14.975,25 euro; in esito al processo il nostro cliente doveva pagare 0 (zero).

Sentenza n. 7082/2017 della CTP di Milano, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 34.000,27 euro; in esito al processo il nostro cliente doveva pagare 0 (zero).

Sentenza n. 256/2018 della CTR della Lombardia, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 282.589,47 euro; in esito al processo il nostro cliente doveva pagare circa 58.000,00 euro.

Sentenza n. 3002/2018 della CTP di Milano, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 68.997,11 euro; in esito al processo il nostro cliente doveva pagare 0 (zero).

Sentenza n. 4565/2018 della CTR della Lombardia, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 1.044.994,94 euro; in esito al processo il nostro cliente doveva pagare 0 (zero).

Sentenza n. 41/2018 della CTP di Pavia, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 674.185,47 euro; in esito al processo il nostro cliente doveva pagare 0 (zero).

Annullamento spontaneo dell’Agenzia delle Entrate del 04.09.2018, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 15.001.06, in esito all’atto depositato il nostro cliente doveva pagare 0 (zero).

Annullamento spontaneo dell’Agenzia delle Entrate del 27.09.2018, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 13.187,54; in esito all’atto depositato il nostro cliente doveva pagare 0 (zero).

Annullamento spontaneo dell’Agenzia delle Entrate del 23.01.2019, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al nostro cliente 14.632,05; in esito all’atto depositato il nostro cliente doveva pagare 0 (zero).

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Sentenze in cui l'Agenzia delle Entrate è stata condannata a pagare al nostro cliente un risarcimento / rimborso.

Tribunale ordinario di Milano, sez. I Civile sentenza n. 2515/2017: condanna dell'Ade a pagare a favore del nostro cliente 1.071.107,08 euro a titolo di risarcimento danni ex art. 2043 c.c.

Sentenza n. 3723/2017 della CTR della Lombardia: condanna dell'Agenzia a pagare a favore del nostro cliente 236.515,94 euro.

Sentenza n. 415/2017 della CTR della Lombardia condanna dell'Agenzia a pagare a favore del nostro cliente 17.013,89 euro.

 

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Corte di Cassazione, Sez. 5

Ordinanza n. 2624 del 30 gennaio 2019

RILEVATO

La controversia ha ad oggetto un accertamento di plusvalenza per cessione d'azienda. L'Ufficio afferma di aver fatto recapitare invito al contraddittorio (ed esibizione documenti), cui è seguita la mancata comparizione dei contribuenti che ha giustificato l'avvio della procedura induttiva, con conseguente notifica dell'accertamento. La CTP ha accolto il ricorso di parte contribuente, perché manca l'invito al contraddittorio; donde appella l'Ufficio, avvalendosi della possibilità di produrre documenti in secondo grado e deposita l'invito notificato per compiuta giacenza presso l'ufficio postale. La CTR accoglie l'appello nonostante rilevi il numero discordante tra raccomandata ed avviso di ricevimento esibito. Nel merito, ritiene non superata la prova presuntiva del maggior reddito da ripartirsi fra i soci, in proporzione alla partecipazione, a prescindere dall'effettiva percezione. Ricorre la contribuente con quattro motivi di gravame, mentre l'Avvocatura produce memoria con cui si riserva l'intervento in discussione.

CONSIDERATO

Con il primo motivo si lamenta violazione e falsa applicazione degli art. 39 d.P.R. n. 600/1973; art. 54, comma quinto, e art. 55 d.P.R. n. 633/1972, in combinato disposto con gli art. 61 d.P.R. 633/1972 e art. 2697 cod. civ., in parametro all'art. 360, comma primo, n. 3 cod. proc. civ., nel particolare contesta i presupposti dell'accertamento induttivo, poiché non sarebbe arrivata la richiesta di rendere chiarimenti ed esibire documenti, la cui mancata ottemperanza ha fatto scaturire l'accertamento de quo. Il motivo è fondato ed assorbente, perché dagli atti emerge non esservi proprio certezza (né motivazione) sulla consegna della richiesta di esibizione e/o invito al contraddittorio: la stressa CTR, infatti, dà atto non esservi corrispondenza fra il numero di raccomandata che sarebbe stata recapitata e, poi, trattenuta fino alla compiuta giacenza, con il numero dell'avviso di ricevimento che a quella raccomandata dovrebbe riferirsi. Su tale circostanza la CTR non si è concentrata come era doveroso, ritenendo ininfluente la coerenza fra la numerazione di raccomandata ed avviso di ricevimento (cfr. p. 3, ultimo capoverso e inizio di pag. 4). Il motivo è pertanto fondato e merita accoglimento. Possono essere ritenuti assorbiti gli altri motivi, il secondo ed il terzo perché attinenti a diversi profili della medesima questione circa la mancata consegna dell'invito ed il quarto perché relativo a diversi profili attinenti all'accertamento d'imposta che presuppongono comunque la regolarità procedurale dell'induzione. In definita il ricorso è fondato, la sentenza dev'essere cassata e, non sussistendo necessità di ulteriori accertamenti, può essere definita nel merito con l'accoglimento del ricorso originario della parte contribuente. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo del contribuente. Condanna l'Agenzia delle entrate a rifondere le spese di lite in favore del ricorrente, che liquida in € milletrecento, oltre ad € 200 per esborsi, rimborso forfettario nella misura del 15% ed accessori di legge. Così deciso in Roma, il 13 dicembre 2013

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Inoltre, anche grazie alle innovazioni del processo tributario telematico DLP Studio Tributario - e gli avvocati Francesco L. De Luca e Federico Pau - rappresentano ed assistono in giudizio contribuenti ed aziende in tutti i fori processuali d’Italia, attraverso la proposizione di ricorsi tributari nonché appelli e ricorsi per cassazione avverso sentenze sfavorevoli. 

Abbiamo maturato una significativa expertise, tra l’altro, con particolare riguardo a contenziosi riguardanti: 

- Difesa dei contribuenti cui viene contestato l'utilizzo di fatture per operazioni oggettivamente o soggettivamente inesistenti (anche nell’ambito di asserite “frodi carosello”), nonché difesa in caso di presunzione di distribuzione di utili extracontabili ai soci;

- Difesa in caso di contestazioni avanzate nei confronti di imprese operanti digitalmente.

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