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Accertamento da spesometro: annullato l’avviso emesso nei confronti dei soci

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Estratto: "L'Amministrazione finanziaria è tenuta a dimostrare i presupposti della responsabilità dei soci nei confronti dei quali agisce, anche nei limiti di cui all'art. 2495 c.c. e, cioè che, in concreto, vi sia stata distribuzione dell'attivo e che una quota di quest'ultimo sia stata effettivamente riscossa".

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Spesometro

L'Agenzia delle Entrate confronta i dati comunicati dai contribuenti con quelli comunicati dai loro clienti alla stessa Agenzia delle Entrate ai sensi dell'art. 21 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78.

Ove ritrovi possibili incongruenze od anomalie, da cui sembra risultare che i contribuenti abbiano omesso, in tutto o in parte, di dichiarare il volume d'affari conseguito, informa i contribuenti, trasmettendo la comunicazione all'indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) attivato dai contribuenti.

A questo punto, a mente, del Provvedimento dell'Agenzia delle Entrate Prot. 221446 (Attuazione dell'articolo 1, commi da 634 a 636, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 - Comunicazione per la promozione dell'adempimento spontaneo nei confronti dei soggetti titolari di partita IVA per i quali emergono delle differenze tra il volume d'affar dichiarato e l'importo delle operazioni comunicate dai loro clienti all'Agenzia delle Entrate ai sensi dell'articolo 21 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78), il contribuente può fornire elementi, fatti o circostante non conosciuti dall'Agenzia in grado di giustificare la presunta anomalia. 

Il contribuente può altresì regolarizzare gli errori od omissioni e beneficiare della riduzione sanzionatoria previste per le violazioni di cui trattasi. 

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Per esaminare le argomentazioni processuali sviluppate dal nostro studio all’interno di un reclamo avverso un avviso di accertamento fondato sui dati del c.d. “spesometro”, che riteniamo meritevoli di nota perché hanno permesso di ottenere l’immediato integrale annullamento dell’avviso di accertamento notificato al contribuente a seguito della mera proposizione del ricorso-reclamo, potete consultare il presente link: 

http://www.studiotributariodlp.it/index.php/sentenze-giurisprudenza/item/136-avviso-accertamento-motivato-con-richiamo-dati-spesometro-annullato

Per richiedere una consulenza a seguito del ricevimento di un questionario, invito al contraddittorio, invito a comparire o avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate, compila il modulo contatti che trovi nella pagina principale del nostro sito http://www.studiotributariodlp.it o nella pagina contatti.

DLP Studio Tributario collabora, anche a distanza (su Roma e tutti i principali fori d'Italia), con dottori commercialisti e studi legali per la gestione congiunta di contenziosi tributari ovvero consulenze strategiche su singole praticheOve anche il Vostro studio fosse interessato ad una collaborazione o ad un nostro parere su singoli contenziosi tributari, instaurati o da instaurare, può contattarci attraverso l'apposito modulo: http://www.studiotributariodlp.it/index.php/contatti 

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Commissione Tributaria Provinciale di Bari

Sent. n. 2497/2017

Svolgimento del processo

Con ricorsi, depositati presso questa Commissione 1'1.08/24.11.2016, la xxx Scarlcessata con cancellazione dal registro delle Imprese il 25.03.2016,in persona del liquidatore, e i soci XXX, XXX, XXX e XXXhanno impugnato l'avviso di accertamento n. XXX, notificato il 6.07.2016 e i conseguenti avvisi di presa in carico notificati ad essi soci il 14.09.2016, tutti relativi all'anno di imposta 2012, per llDD, IRAP e IVA sul reddito di impresa calcolato dai dati e notizie raccolti, stante la mancata presentazione di dichiarazione dei redditi, oltre sanzioni e interessi.

L'Agenzia delle Entrate, infatti, a seguito della verifica effettuata nei confronti della società "XYZ, aveva appurato che la XXX Scarl, nell'esercizio della suddetta attività, aveva emesso alcune fatture per prestazioni rese a favore della stessa societànell'anno di imposta 2012.

Per acclarare l'entità dei ricavi l'Ufficio procedeva ad interrogare la banca dati dell'anagrafe tributaria, software, SPESOMETRO, constatando che la cooperativa aveva conseguito ricavi per € 570.486,00 su cui gravava IVA per€ 119.779,00 e operazioni passive per€ 251.100,00. Per lo stesso anno risultava altresì presentato il mod. 770 semplificato da cui emergeva che la società avesse indicato n. 49 comunicazioni dati relativi alla certificazione di lavoro dipendente per un costo totale di€ 107 .980,45.

Riscontrata la suddetta inadempienza fiscale, l'Agenzia aveva notificato l'avviso secondo la norma di cui all'art. 28 c.4 D.lgs 175/2014, ai sensi del quale "Ai soli fini della validità e dell'efficacia degli atti di

liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi contributi, sanzioni e interessi, l'estinzione

della società di cui all'articolo 2495 del codice civile ha effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione del Registro delle imprese".

L'avviso di accertamento e i provvedimenti di presa in carico sono stati impugnati con separati ricorsi, successivamente riuniti innanzi questa Commissione.

Deducono i ricorrentinel presente ricorso, la nullità della notifica dell'avviso di accertamento alla società in considerazione della sua cancellazione dal registro delle Imprese già dal 25.03.2013, considerata l'inefficacia retroattiva dell'art28 Dlgs 175/2014, salvo che la richiesta di cancellazione sia avanzate nel vigore dello stesso e la conseguente nullità di ogni pretesa fiscale nei confronti dei sociin subordine rilevano l'illegittimità costituzionale dell'art. 28 cit. per contrarietà agli art. 3 e 76 Cost.; la violazione del principio del contraddittorio endoprocedimentale; la carenza di motivazione degli atti di accertamentola mancanza di presunzioni certe univoche e l'infondatezza nel merito; la mancata allegazione di atti richiamati; l'illegittima ed erronea determinazione della base imponibile; la violazione dell'art. 2495 cc.

Si costituiva l'Agenzia delle Entrate di Bari chiedendo il rigetto dei ricorsi.

All'udienza pubblica del 14.06.2017 la causa, previa riunione dei distinti procedimentiè stata

riservata per la decisione, sentiti i procuratori delle parti.

Motivi della decisione

Il ricorsè fondato va accolto per quanto di ragione.

Va preliminarmente dichiarato inammissibile il ricorso laddove proposto direttamente dalla XXX Scarl in persona del liquidatore.

La Suprema Corte è infatti ferma nel ritenere il principioche questa Commissione non ha motivo di disattendere, secondo il quale la domanda giudiziale introdotta dal liquidatore di una società di capitali cancellata dal registro delle imprese è improponibilein quanto l'effetto estintivo che ne deriva determina il venir meno del potere di rappresentanza dell'ente estinto in capo al liquidatore stesso, come pure la successione dei soci alla società ai fini dell'esercizio, nei limiti e alle condizioni stabilite, delle azioni dei creditori insoddisfatti (cfr. Cass. n. 22863/2011S.Un .4060/2010Cass.28187 /2013Cassn.5375/2016CassOrdinanza n11100 del 05/05/2017).

La causa non poteva esserequindi, proposta su iniziativa del liquidatore della società estinta - cfr.Cass.n.4853/2015Cass.n.21188/2014- nemmeno trovando applicazione l'art.28 c.4 d.lgs.n.175/2014trattandosi di norma non retroattiva cfr. Cass. n .6743/2015.

L'art28comma 4, del d.lgs21 novembre 2014n. 175, recante disposizioni di natura sostanziale sulla capacità delle società cancellate dal registro delle impresenon hainfattisecondo l'insegnamento consolidato della Cassazione, valenza interpretativa, neppure implicitae non haquindialcuna efficacia retroattiva. Ne consegue che il differimento quinquennale (operante nei confronti soltanto dell'amministrazione finanziaria e degli altri enti creditori o di riscossione indicati nello stesso comma, con riguardo a tributi o contributi) degli effetti dell'estinzione della società derivanti dall'art. 2495, secondo comma, codciv., si applica esclusivamente ai casi in cui la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese (che costituisce il presupposto di tale differimento) sia presentata nella vigenza della nuova disciplina di detto d.lgs., ossia il 13 dicembre 2014, o successivamente. (Sez. 5Sentenza n. 6743 del 02/04/2015Rv. 635140 01).

Ne consegue, con riguardo ai ricorsi proposti dasoci, che gli stessi sono fondati.

Èinfatti, consentito al Fisco di agire in via sussidiaria nei confronti dei socisalvo quanto previsto dal nuovo art2495 c.c. Per quest'ultima norma, dopo la cancellazione, i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse, in base al bilancio finale di liquidazioneCome chiarito in più occasioni dalla Suprema Corte, dal chiaro tenore testuale delle disposizioni tributarie e civilistichela responsabilità dei soci per le obbligazioni fiscali non assolte è limitata alla parte da ciascuno di essi conseguita nella distribuzione dell'attivo nelle varie fasi, cosicché il Fisco, il quale agisce nei confronti del socio, è tenuto a dimostrare il presupposto della responsabilità quest'ultimo, e cioè che, in concreto, vi sia stata la distribuzione dell'attivo e che una quota di tale attivo sia stata riscossa (Cass. 19732/2005Cass.11968/2012; Cass7676/2012)ovvero che vi siano state le assegnazioni sanzionate dalla norma fiscaleNel caso in esame l'Agenzia delle Entrate non ha in alcun modo specificato di ascrivere ai soci neppure una presunta distribuzione relativamente al periodo d'imposta 2012, non avendo tale distribuzione formato oggetto dell'accertamento.

Come ha avuto modo di precisare la S.C. in una recente sentenza"In tema di effetti della cancellazione di società di capitali dal registro delle imprese nei confronti dei creditori sociali insoddisfattiil disposto dell'art. 2495, comma 2, e.eimplicche l'obbligazione sociale non si estmgue ma si trasferisce ai soci, i quali ne rispondono nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione, sicché grava sul creditore l'onere della prova circa la distribuzione dell'attivo sociale e la riscossione di una quota di esso in base al bilancio finale di liquidazionetrattandosi di elemento della fattispecicostitutiva del diritto azionato dal creditore nei confronti del socio". (CassSez1-, Sentenza n. 15474 del 22/06/2017, Rv644762 - 02).

L'Amministrazione finanziaria, dunque, è tenuta a dimostrare i presupposti della responsabilità dei soci, nei confronti dei quali agisce, anche nei limiti di cui all'art2495 cc ecioè che, in concreto, vi sia stata distribuzione dell'attivo e che una quota di quest'ultimo sia stata effettivamente riscossa.

Nella specie tale onere non è stato assunto da parte dell'Amministrazione finanziaria.

I ricorsi vanno, pertanto accoltinei limiti di cui in narrativa.

Le spese processuali vanno poste a carico dell'Amministrazione soccombente.

P.Q.M.

La Commissione dichiara inammissibile il ricorso proposto da XXX in liquidazione e accoglie i ricorsi proposti dai soci, disponendo l'annullamento degli avvisi di accertamento e dei provvedimenti di presa in carico, meglio indicati in narrativa.

Condanna l'Amministrazione al pagamento delle spese che si liquidano in complessivi € 5.600,00 oltre accessori.

Così deciso in Bari, addì 14/06/2017.

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Inoltre, anche grazie alle innovazioni del processo tributario telematico DLP Studio Tributario - e gli avvocati Francesco L. De Luca e Federico Pau - rappresentano ed assistono in giudizio contribuenti ed aziende in tutti i fori processuali d’Italia, attraverso la proposizione di ricorsi tributari nonché appelli e ricorsi per cassazione avverso sentenze sfavorevoli.

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