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Federico Pau

Dopo aver fatto azzerare, da avvocato tributarista, decine di milioni di euro di richieste di pagamento, che l’Agenzia delle Entrate pretendeva ingiustamente da numerose imprese e contribuenti, oggi lavoro in tutto il mondo per permettere alle imprese italiane di delocalizzare all’estero all'interno di Stati e territori che valorizzano la libertà di impresa, riducendo legalmente a meno del 10% (o a zero) tasse e contributi.


Chi rappresenti?

Per anni, come avvocato tributarista, ho rappresentato e difeso nel processo tributario imprese e contribuenti che avevano ricevuto lettere o atti dell’Agenzia delle Entrate (ad esempio, inviti, questionari, avvisi di accertamento, atti di contestazione) o controlli in azienda da parte dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza.

Oggi da un lato - come of counsel - rendo consulenze in tema di comunicazione e persuasione processuale per trasformare un processo che, secondo altri avvocati, non potrebbe essere vinto, in un processo “vinto”.

Ma prevalentemente opero a livello internazionale, fuori dall’Italia (in Italia il collega De Luca combatte ogni giorno con successo per i contribuenti nelle aule delle Commissioni Tributarie, ottenendo risultati straordinari per i contribuenti).

Oggi aiuto gli italiani a togliere una volta per tutta la mano dello Stato italiano dalle loro tasche, trasferendosi e/o delocalizzando in Stati che guardano all’imprenditore come una risorsa (mentre per anni ho visto gli imprenditori italiani trattati come criminali dall’Agenzia delle Entrate italiana); molti di questi Stati esteri, a contrario, mettono un tappeto rosso davanti a chi crea un’impresa (e quindi crea lavoro e benessere per la comunità), e certamente questi Stati non si azzardano a presumere che un imprenditore sia un evasore, anche senza prove, come, nella legge e nei fatti, viene fatto ogni giorno dallo Stato italiano per mano dell’Agenzia delle Entrate.

Inoltre, coordino un team di professionisti che informa costantemente, grazie alle nuove tecnologie, i contribuenti dei propri diritti in materia fiscale.

Cosa ti ha portato a questa professione?

Nel corso degli studi universitari ebbi un’idea imprenditoriale, un piccolo sogno probabilmente prematuro. Un’idea che nessun altro aveva realizzato sino ad allora. Raccolto quindi un gruppo di amici provai a trasformare quell’idea in realtà. Ogni aspetto era definito ed eravamo pronti a partire e fare "impresa".

Eppure un limite ci si è frapposto: che inquadramento fiscale dare a questa iniziativa?

Prestando affidamento alla correttezza dell’Agenzia delle Entrate (oggi naturalmente non lo farei mai dopo tutto quello che ho visto), mi recai, al tempo, negli uffici competenti dell’Agenzia delle Entrate a chiedere informazioni. Dall’Agenzia delle Entrate, dato che si trattava di qualcosa di completamente "nuovo" (riguardante le tecnologie digitali al tempo ben poco conosciute né tantomeno regolamentate), mi fu prospettato un "inquadramento" fiscale e contributivo così "costoso" da farci mettere da parte quel sogno.

D'altronde avevo chiesto direttamente agli uffici dell'Agenzia delle Entrate che non aveva esitato nell'indicarmi la "soluzione" / qualificazione fiscale e contributiva più costosa in assoluto. Qualificazione che, peraltro, solo a distanza di anni, ho scoperto essere errata.

Mi fu evidente quanto importante fosse considerare l'impatto fiscale e tributario per realizzare qualsiasi progetto e quanto fosse difficile fare impresa con questi livelli di tassazione.

E fu così che nacque la mia passione per il diritto tributario che sposò ben presto la mia passione per i processi.

Da lì, per anni, ho iniziato una battaglia costante, nelle aule dei tribunali tributari (ossia le Commissioni Tributarie), contro gli abusi dell’Agenzia delle Entrate, ottenendo, insieme all’avvocato De Luca, l’annullamento di decine di milioni di euro di avvisi o cartelle notificati ai contribuenti, e restituendo a questi ultimi la libertà di continuare a fare impresa (e la serenità emotiva per farlo) che lo Stato italiano, con richieste infondate o illegittime, gli avrebbe tolto se non fossimo intervenuti noi.

Il punto però è che non era mai abbastanza. Avevo per anni lavorato sulle mie capacità processuali (leggendo letteralmente ogni libro al mondo al riguardo), e, vittoria dietro vittoria, avevo maturato l’assoluta convinzione di essere in grado di vincere qualsiasi causa, non importa quanto difficile o quanto fosse considerata da altri una causa che non poteva essere vinta.

Eppure, nonostante ciò, non era ancora abbastanza.

L’Agenzia delle Entrate usa i soldi nostri, non i soldi suoi (d’altronde, a differenza di altri Stati, le strutture pubbliche dello Stato italiano non creano proprie fonti di reddito con iniziative innovative ma attingono unicamente dal portafoglio degli italiani), quindi le sue risorse sono infinite se comparate ad un'impresa, e se l’Agenzia sbaglia nessuno dei funzionari ne risponde, quindi può continuare a tartassare i contribuenti con richieste di pagamento all’infinito se vuole.

E salvarne uno alla volta non era abbastanza.

Ricordo un caso in cui abbiamo vinto un processo di importo elevatissimo e l’Agenzia delle Entrate, una volta annullato il primo atto, visto che a lei non costa niente e può emettere tutti gli atti che vuole attingendo dai soldi degli italiani costretti a versare un livello di tasse tra i più alti al mondo, ne ha emesso un altro totalmente nuovo e diverso, con cui chiedeva altre centinaia di migliaia di euro con un altro motivo parimenti infondato; allora abbiamo fatto un nuovo processo ed abbiamo fatto annullare anche questo atto, senonché l’Agenzia delle Entrate ha emesso un terzo atto illegittimo, e così è andata avanti per anni, ed alla fine, per togliere l’imprenditore da quell’incubo, abbiamo dovuto vincere 11 processi di seguito, senza perderne neanche uno, ma per far questo abbiamo combattuto per anni nelle aule delle Commissioni Tributarie per questo imprenditore a cui volevano toglier tutto. Vi chiederete che conseguenze abbiano patito i funzionari dell’Agenzia delle Entrate per questo accanimento e per aver creato – per anni, senza alcun diritto – debiti fiscali in capo a quest’imprenditore; la verità è che non ne hanno patito nessuna, a differenza dell’imprenditore che, sebbene salvato grazie al nostro lavoro da richieste di pagamento nel complesso multimilionarie, ha vissuto per anni nell’incertezza e senza sapere se mai un giorno l’Agenzia delle Entrate sarebbe riuscita a portargli via tutto.

Non poteva andare avanti così. Non potevo limitarmi a quel lavoro. Vincere una causa alla volta non era abbastanza. Per vincere veramente, bisognava eliminare a monte, una volta per tutto, il diritto dell’Agenza delle Entrate di prendere i soldi dei contribuenti italiani e di esercitare questo tipo di potere a loro danno.

Da là ho quindi deciso di viaggiare di Nazione in Nazione, e scoprire uno per uno gli Stati migliori in cui fare impresa, ed ho trovato qualcosa di straordinario.

In realtà vi sono moltissimi Stati in cui, conoscendo i giusti cavilli e la giusta impostazione, è possibile fare impresa pagando meno del 10% di tasse (in alcuni casi anche zero), e moltissimi altri in cui è possibile strutturare la propria impresa per pagare tra il 10% ed il 35%.

In aggiunta, in alcuni di questi Paesi, è la concezione ideologica di base che cambia: l’imprenditore o l’autonomo è visto come una grandissima risorsa e trattato con un occhio di riguardo (se non in alcuni casi con il riconoscimento di veri e propri privilegi).

Quindi oggi aiuto gli imprenditori a delocalizzare nello Stato migliore per loro (ed onestamente può variare tantissimo a seconda della tipologia di impresa ed a seconda dell’imprenditore), evitando a monte che, da allora in avanti, gli stessi siano tenuti a versare anche solo un centesimo di euro dei soldi che sono loro a guadagnare, allo Stato italiano.

In questo modo, aiuto questi imprenditori a risolvere una volta per tutte il problema e tolgo la possibilità che si verifichi di nuovo quanto ho visto succedere a tanti contribuenti prima d’oggi (come quello di cui ho parlato sopra).

Peraltro, questa nuova vocazione mi ha permesso di capire in prima persona, le differenze enormi che vi sono tra lo Stato italiano ed altri Stati quando si tratta di prendere decisioni per la collettività (questo è risultato lampante peraltro nella gestione della pandemia, e, mentre qualcuno ci vorrebbe far credere che tutti gli Stati sono nella medesima situazione, la verità è che non è affatto così, e che molti Stati hanno preso le decisioni giuste e contenuto, con restrizioni di pochissimi mesi, il diffondersi dell’epidemia, permettendo da lì in avanti alle imprese ed ai cittadini di lavorare e vivere normalmente, mentre in Italia abbiamo visto che, neanche dopo un anno intero, i politicanti che gestivano la situazione non erano riusciti a risolvere niente, ed avevano unicamente distrutto le attività commerciali operanti in Italia). 

Qual è la tua motivazione?

Onestamente, non nego di essere di parte. Sono dalla parte dei contribuenti, simpatizzo per loro, sarò sempre dalla parte di chi ha fatto grandi sacrifici per tutta la vita per creare un'impresa o un'attività autonoma / professionale in proprio.

Diversamente ho difficoltà a provare simpatia per l'Agenzia delle Entrate o per lo Stato italiano. Non posso provare simpatia per l’Agenzia delle Entrate perché ho visto troppe volte l’Agenzia delle Entrate richiedere pagamenti spropositati, in grado di mandare in rovina un’impresa (e se non fossimo intervenuti sarebbe accaduto), senza averne diritto (e questo non lo “dico” io, ma lo “dimostrano” le sentenze ottenute, in esito al processo, alcune di queste sono citate qui).

Penso che i poteri concessi all’Agenzia delle Entrate siano eccessivi, penso che le sanzioni che sono soliti irrogare siano spropositate, penso che vi sia la tendenza a “vedere” evasioni in casi in cui è tutt’altro che scontato che vi sia stata una evasione, penso vi sia la tendenza a puntare il dito con accuse di evasione senza prima acquisire prove sufficienti a sostegno di simili accuse, e soprattutto, penso che nell’opera di “quantificazione” sul “quanto” sarebbe stato evaso, specialmente quando si usano metodi presuntivi (con quantificazioni ipotetiche tutt’altro che certe), vi sia la tendenza a "presumere" un’evasione molto superiore a quella verosimile.

Cosa fai quando non fai questo lavoro?

Prendendo in prestito una frase nota, che personalmente ho sentito da Antony Robbins ma non sono certo che sia sua, esistono “lavori”, esistono “carriere” ed esistono “vocazioni”.

La mia è una vocazione non un lavoro.

Se intendi cosa faccio fuori dalla mia attività professionale, in generale, la mia vita è ormai dedicata in larga parte allo “sviluppo personale”, mi piace migliorarmi ogni singolo giorno ed evolvere.

Mi piace migliorarmi e muovere l'asticella un pochino più in alto ogni singolo giorno ed essere migliore rispetto al giorno precedente.

Per far tutto questo semplicemente cerco, da un lato, di circondarmi di persone stimolanti (possibilmente self-made ed in generale persone che avevano un sogno o un’idea, e che dal niente sono riuscite a creare il proprio successo perché non si sono arrese di fronte a nessuno degli ostacoli che hanno trovato in questo difficile percorso) e, dall'altro lato, di leggere tantissimo, divorando libri o audiolibri su base quotidiana, superando i 200 libri (non fiction) all'anno grazie alla recente possibilità di ascoltare i libri piuttosto che leggerli.

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Lavoro incessantemente su me stesso, e sono per così dire "ottimizzato" sotto ogni aspetto. La mia routine giornaliera è composta di un regime alimentare funzionale ad avere sempre la massima lucidità mentale ed energia fisica, simile a quello dei grandi attuali innovatori come Elon Musk o Jeff Bezos per intenderci, con un pò più di attenzione per lo sport però.

Tengo allenata la mia mente come detto con i libri ma anche leggendo un significativo numero di sentenze ogni singolo giorno (se c'è un avvocato che da qualche parte di Italia ha vinto un dato processo con un argomento o motivo innovativo lo devo sapere perchè quello può essere un motivo che domani potrebbe essere decisivo in un altro processo).

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Se c’è un modo per migliorarmi ed avere un margine di vantaggio, lo trovo, lo studio e lo rendo parte di me e lo condivido tra il nostro team ed i nostri collaboratori (che selezioniamo con cura cercando di trovare "perle" allo stato grezzo che abbiano le caratteristiche adatte per essere trasformati, con il loro impegno e la nostra guida, in professionisti realmente imbattibili).

All’interno di questo stesso sito ho parlato in diverse occasioni di diversi libri per la formazione dei nostri collaboratori, cercando di racchiudere in una o due pagine gli insegnamenti estrapolabili da centinaia di pagine lette. Ecco alcuni link (ma cercando in questo sito se ne trovano molti di più) degli articoli riguardanti la formazione in tema di persuasione e comunicazione formativa pensata per chi fa contenzioso: - “Come i migliori avvocati pensano, argomentano e vincono”, - “Pitch anything. La presentazione perfetta. Il metodo innovativo per comunicare, convincere e farsi dire sempre di si” - “L'arte di avere sempre l'ultima parola”.

Ancora, ho scritto molti articoli riguardanti questo tema ed ho intervistato a suo tempo numerosi esperti di comunicazione, retorica e persuasione, da chi la insegna nelle aule universitarie, a chi si prefigge di insegnarla a politici, imprenditori e top managers, e chi ne ha scritto best sellers, per comprenderne stili e tecniche, e così migliorare ulteriormente. Anche in questo caso riporto alcuni link ma è possibile trovare molte più interviste scorrendo per il sito: link 1link 2link 3.

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Studio, inoltre, i sistemi fiscali di tutti gli Stati al mondo, e l’eventuale presenza al loro interno di un cavillo / loophole, o di leggi specifiche che possano aiutare gli imprenditori a far meglio impresa, a ristrutturare, a ridurre drasticamente il carico fiscale, a ridurre la burocrazia ed in generale a creare i presupposti perché la loro impresa possa avere la più larga espansione e crescita possibile.

Viaggio e mi interfaccio con imprenditori provenienti da tutto il mondo, in alcuni casi con persone che sono nate, come me stesso d’altronde, in contesti di povertà, e da là sono riusciti a creare, da soli, contando solo sulle proprie forze, con il proprio coraggio e con la propria determinazione, imprese enormi, ed a raggiungere i propri traguardi, persone di cui apprezzo la compagnia, e che nel confronto permettono degli ultimi spunti per riflettere e creare nuovi obiettivi.

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Dopo aver fatto azzerare, da avvocato tributarista, decine di milioni di euro di richieste di pagamento, che l’Agenzia delle Entrate pretendeva ingiustamente da numerose imprese e contribuenti, oggi lavoro in tutto il mondo per permettere alle imprese italiane di delocalizzare all’estero all'interno di Stati e territori che valorizzano la libertà di impresa, riducendo legalmente a meno del 10% (o a zero) tasse e contributi.



“La sensazione che si prova nel combattere una battaglia per difendere una persona, un principio, un valore, sarà sempre una delle mie preferite”  -  Federico Pau

https://youtu.be/JRq0gr3Qz24



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