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Ricorso per Cassazione contro sentenza della Commissione tributaria regionale: 5 cose da sapere

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Ricorso per Cassazione contro sentenza della Commissione tributaria regionale: 5 cose da sapere

Le sentenze pronunciate dalle Commissioni tributarie regionali possono essere impugnate dinanzi alla Corte di Cassazione al fine di poter far valere le proprie ragioni.

Ma quali sono le caratteristiche del ricorso? Quando è possibile? In che termini?

Cerchiamo di fare il punto su tale opportunità.

Quando si può proporre ricorso per Cassazione

A rammentare quali siano le ipotesi di impugnazione delle sentenze della Commissione tributaria regionale in Cassazione è l’art. 360 c.p.c., il quale prevede che le sentenze pronunciate in grado d’appello o in unico grado possono essere impugnate:

- per motivi attinenti alla giurisdizione;

- per violazione delle norme sulla competenza, quando non è prescritto il regolamento di competenza;

- per violazione o falsa applicazione delle norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro;

- per nullità della sentenza o del procedimento;

- per omesso esame su un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti.

Entro quanto proporre ricorso in Cassazione

La legge stabilisce delle scadenze certe per poter proporre ricorso in Cassazione. Il termine è infatti pari a 60 giorni dalla notificazione della sentenza della CTR ad opera della controparte e, se la sentenza della CTR non è stata notificata, entro 6 mesi dal deposito della sentenza della Commissione.

In tale ambito, il contribuente può notificare la sentenza della CTR all’Agenzia delle Entrate indifferentemente presso la sua sede centrale o presso l’ufficio territoriale.

Cosa deve contenere il ricorso

L’art. 366 c.p.c. sancisce che il ricorso per Cassazione deve contenere, a pena di inammissibilità:

- l’indicazione delle parti,

- l’indicazione della sentenza o della decisione impugnata,

- l’esposizione sommaria dei fatti della causa;

- i motivi per i quali si chiede la Cassazione, con indicazione delle norme di diritto su cui i motivi si fondano,

- l’indicazione della procura se conferita con atto separato, e nel caso di ammissione al gratuito patrocinio, del relativo decreto,

- l’indicazione degli atti processuali, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi sui quali si fonda il ricorso.

Ricordiamo infine che è essenziale che il ricorso sia sottoscritto da un avvocato abilitato al patrocinio davanti alla Corte di Cassazione.

Che cos’è il requisito di autosufficienza

I motivi del ricorso devono essere formulati in maniera tale da essere “autosufficienti”.

Il requisito di autosufficienza fa dunque riferimento al fatto che il ricorso deve mettere i giudici nella condizione di poter effettuare il controllo di legalità sulla base delle sole deduzioni che sono contenute nell’atto introduttivo, senza che vi sia necessità di consultare il fascicolo di causa.

Per esempio, se il ricorrente si riferisce ad una questione non menzionata nella sentenza impugnata, su di lui ricade l’onere di allegare l’avvenuta formulazione della stessa dinanzi al giudice di merito, oltre che indicare in quale atto del processo e con quali espressioni questa sia avvenuta, in modo tale da dare la possibilità di verificare l’ammissibilità della censura.

Come si svolge l’udienza

Nel caso di ricorso per Cassazione contro sentenza della Commissione tributaria regionale, non vi è alcuna fase istruttoria e, dunque, all’introduzione del giudizio fa seguito la fase della decisione.

La causa che riguarda il contribuente viene dunque discussa oralmente in un’unica udienza dinanzi al collegio composto da cinque membri: trattandosi di ricorso di materia tributaria, l’assegnazione della causa sarà effettuata alla sezione V, la sezione tributaria della Cassazione.

Ricordiamo che prima dell’udienza, entro 5 giorni, possono essere depositate memorie che non possono tuttavia contenere delle questioni nuove, ma devono invece limitarsi ad illustrare il contenuto del ricorso o del controricorso.

All’udienza gli avvocati svolgono oralmente le proprie difese. La Corte, nel caso in cui rilevi d’ufficio una questione, deve sollecitare il contraddittorio con assegnazione al Pubblico Ministero e alle parti un termine tra i 20 e i 60 giorni, affinché formulino le proprie osservazioni.

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