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Partita Iva estera e lavorare in Italia: si può?

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Partita Iva estera e lavorare in Italia: si può?

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***L'articolo seguente si ispira a problematiche attuali. Infatti, sono molte le persone che scelgono di trasferirsi all'estero per motivi di lavoro. Del resto, la realtà lavorativa italiana è sempre più in crisi e sono tanti coloro che sono costretti ad andare a lavorare all'estero.

Alcuni di essi, nel momento in cui partono, non consultano un professionista circa gli obblighi fiscali che devono osservare per non incorrere in sanzioni e sorgono i dubbi, ad esempio, solo quando si ritrovano a fare la dichiarazione dei redditi.

Fra questi, vi è quello che attenzioneremo in questo articolo, ovvero se con la partita iva estera è possibile continuare a lavorare ancora in Italia, per non chiudere così totalmente la propria attività lì presente da tanto tempo. Pertanto, al fine di sciogliere i dubbi più comuni in merito a tale tematica ti consiglio di leggere quanto segue che ti consentirà di capire meglio la questione in oggetto e che cercherà di evitare eventuale rischi. 

Vediamo le condizioni per lavorare in Italia con partita iva estera. Innanzitutto, iniziamo col dire che quanto detto è legale, se svolto col rispetto delle condizioni previste.

È opportuno fare una distinzione, ovvero se alla base vi è il trasferimento della residenza all'estero, non sussistono problemi. Invece, se si apre una partita iva estera e si continua a vivere in Italia, allora potrebbero sorgere particolari problematiche. Difatti, quando il professionista decide di aprire la partita iva può farlo in qualsiasi paese dell'UE, visto il principio di libertà di stabilimento, il quale afferma che un soggetto appartenente all'unione europea può scegliere in modo libero dove stabilire la propria attività, basta che provveda anche al trasferimento della propria residenza fiscale. Ricordiamo, è il luogo in cui si stabilisce la residenza che pone delle differenze fiscali e l'articolo 2, comma 2, del DPR n 917/86, il Testo Unico delle Imposte sui Redditi, dispone in tal modo: " Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile", l'articolo 2, comma 2, del DPR n 917/86, il Testo Unico delle Imposte sui Redditi, dispone in tal modo: " Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile".

Si sottolinea che non è proibito poter lavorare in Italia con una partita iva estera, purché si provveda al pagamento delle tasse sia in Italia che nel relativo Paese estero. Nel caso in cui il soggetto non sia residente ma esercita un'attività in Italia, bisogna vedere se è presente una convenzione tra l'Italia e il Paese in cui si ha la residenza contro le doppie imposizioni.

In caso esista, si deve verificare cosa la stessa dispone, ossia se i redditi devono essere tassati sia in Italia che nel Paese estero o se devono essere assoggettati a tassazione solamente in Italia. Nel caso in cui il lavoratore, sussistendo una convenzione contro la doppia imposizione, abbia subito un prelievo fiscale anche nel Paese estero, egli avrà diritto ad un credito per le imposte pagate in quel paese. La maggior parte delle suddette convenzioni prevede che il reddito venga tassato esclusi­vamente in Italia nei seguenti casi: il lavoratore risiede in Italia e presta la sua attività all'estero per più di 183 giorni;le remunerazioni sono pagate da un datore di lavoro residente in Italia; l’onere non è sostenuto da una stabile organizzazione o base fissa che il datore di lavoro ha nell’altro Stato.

Invece, quando sei residente in Italia ed operi con partita iva estera sorgono problemi. Infatti, secondo la normativa fiscale la sede di un'impresa è identificata con il luogo in cui il soggetto ha il potere di concludere contratti e con il luogo in cui si compiono i compiti amministrativi. Dunque, un professionista che decide di aprire una partita iva estera e continuare ad espletare attività amministrativa in Italia e non provvede a comunicarlo all'agenzia delle entrate, può incorrere a delle conseguenze piuttosto onerose e gravi, quali ad esempio essere accusato di reato di esterovestizione o essere travolto dalle problematiche relative alla stabile organizzazione occulta. Precisamente, nell’ambito dell’esterovestizione societaria è possibile notare la coesistenza di due differenti modi di intendere la residenza: formale, che si evince dall’atto costitutivo o dal medesimo statuto, mediante i quali è possibile identificare il luogo in cui si determina lo scopo sociale; sostanziale, invece, coincide con il luogo in cui le decisioni operative sono determinate dagli organi che si trovano all’apice della struttura imprenditoriale. Pertanto, la citata fattispecie dell’esterovestizione coincide con un fenomeno in cui i due concetti detti di residenza sono dissociati proprio perché si cerca di voler sfruttare un regime fiscale più vantaggioso rispetto a quello previsto dal Paese in cui vi è l’effettiva residenza.

Quanto detto serve per farti capire che se dovessi decidere di aprire una partita iva estera continuando ad esercitare la tua attività in Italia corri dei gravi rischi. Quindi, se vuoi aprire una società estera e continuare a lavorare anche in Italia e non vuoi correre rischi che potrebbero "costarti cari", allora è necessario che non si prendano decisioni relative all'amministrazione della società in Italia, evitando anche che gli stessi lavoratori italiani possano concludere contratti per conto e in nome dell'impresa, al fine di evitare così che si configuri una stabile organizzazione.

Alla luce di ciò spero di averti sciolto qualche dubbio e di averti fatto capire che nel caso si decida di aprire una partita iva estera continuando ad esercitare in Italia devi stare attento per non essere accusato dei reati sopra detti ed essere così qualificato come un possibile evasore. Inoltre, se la tua intenzione è quella di aprire una società estera, inizia stando che attento a rispettare le condizioni sopra riportate. Ti consiglio sempre un consulto con un professionista del settore, perché come hai potuto avere modo di notare la tematica è piuttosto articolata e basta un piccolo errore per subire gravose e, a volte, irrimediabili conseguenze.

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